Il centro

Un luogo dedicato agli uomini, per avere il coraggio di cambiare

 

Centro Senza Violenza: Paolo Ballarin, Giuditta Creazzo e Gabriele Pinto

Paolo Ballarin, Giuditta Creazzo e Gabriele Pinto inaugurano il Centro Senza Violenza

Il centro Senza Violenza stato inaugurato a Bologna il 17 novembre 2017, in via de’ Buttieri 9A a Bologna, ed è gestito dall’Associazione omonima Senza Violenza.
Il progetto è stato ideato dalle socie e dai soci fondatori dell’associazione a partire dall’esperienza e dal punto di vista che  le donne hanno espresso sulla violenza maschile e dalla convinzione che  la libertà e l’autodeterminazione  femminili siano fondamenti di civiltà  da  salvaguardare e affermare per  tutti e tutte.

Il Centro nasce da un atto di fiducia e da una scommessa, che per alcuni/e è una ferma convinzione: che sia possibile lavorare insieme uomini e donne contro la violenza maschile; che nel qui e ora di questa esperienza si possa riconoscere e de-costruire il dominio praticato e/o interiorizzato, vivere e sperimentare un mondo migliore.
La sua apertura è stata resa possibile dalla collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza, che ha previsto nel progetto “Radice” un’azione rivolta a uomini che usano violenza; con ASP Città di Bologna, che ha fornito la sede e ASC InSieme, partner nello stesso progetto.

Fondamentale è la collaborazione con il Comune di Bologna, Assessorato alle Pari Opportunità e Tutela delle Differenze, sul cui impegno a sostenere nel tempo la progettualità del Centro, attraverso la stipula di una convenzione con l’associazione “Senza Violenza”, poggia la garanzia di continuità dell’iniziativa.

 

Il percorso

L’apertura di un Centro per uomini che usano violenza, nella città e area metropolitana di Bologna, si inserisce nel solco aperto da un progetto Dafne finanziato dalla Commissione Europea, il progetto “MUVI – Sviluppare strategie di intervento per uomini che usano violenza contro le donne nelle relazioni di intimità” (2007-2009), coordinato dal Comune di Bologna in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza. Dai risultati di questo progetto innovativo, che comprendeva iniziative di formazione e di sensibilizzazione e una ricerca azione, emerse infatti l’opportunità di offrire percorsi e strumenti di cambiamento a uomini che usano violenza contro donne e/o minori e riconoscono di avere un problema, nonché la presenza di un terreno sociale e istituzionale favorevole e propenso alla loro sperimentazione.

Nel 2013, in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza – promotrice del progetto – con ASC InSieme del distretto di Casalecchio di Reno, il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna, l’associazione Senza Violenza presentò un nuovo progetto Dafne volto a dare avvio alla sperimentazione. Al progetto parteciparono inoltre le agenzie di comunicazione ComunicAttive e Studio Talpa, protagoniste della campagna Noino.org.

Da questi antecedenti l’associazione Senza Violenza ha preso le mosse per elaborare e presentare nel 2015 il progetto di un Centro volto a sostenere uomini che non vogliono più usare violenza, in particolare nelle loro relazioni con partner ed ex partner, da sperimentare nel territorio bolognese.

 

I principi ispiratori

Capitalizzando  alcune fra le esperienze  europee ed italiane più promettenti – Alternative to Violence (Oslo), Conexus (Barcelona),  Respect (Londra), CAM (Ferrara, Firenze) – e i risultati delle attività menzionate nel paragrafo precedente, il modello di riferimento scelto e proposto dall’associazione si basa sull’idea di un luogo “dedicato”, autonomo e indipendente, in cui lavorino uomini e donne specificatamente formati/e. Un Centro che operi in sinergia e stretta collaborazione con le istituzioni e le realtà associative del privato sociale, presenti sul territorio e competenti ad intervenire sul fenomeno  sia a livello di prevenzione primaria (rivolta a tutta la popolazione), che di prevenzione secondaria (persone/gruppi a rischio) e terziaria (persone che hanno già usato/subito violenza).

Ciò che si intende sperimentare non è solo un programma di intervento e un metodo di lavoro, ma un’organizzazione e un luogo che esprimano simbolicamente e nelle prassi di intervento la necessità di un’assunzione di responsabilità maschile verso la violenza contro le donne, in particolare nelle relazioni di intimità amorosa e verso i figli/e, e che evidenzino la possibilità reale di alternative, cioè di agire diversamente.

Un luogo che mantenga viva la consapevolezza che la radice del problema della violenza “di genere” è nelle relazioni fra uomini e donne, segnate a tutt’oggi – come la violenza è lì a dimostrare – da dinamiche di dominio e da privilegi maschili. Un luogo che operi a diversi livelli per scardinare i meccanismi strutturali che generano violenza, a partire dal quotidiano e che esprima la necessità di un patto nuovo di cittadinanza fra uomini e donne, fondato sull’abbandono della violenza.

 

Il metodo di lavoro

Per quanto riguarda le attività specificatamente rivolte a uomini autori di violenza contro le donne – in particolare partner o ex partner – che chiedono direttamente aiuto o inviati dall’autorità giudiziaria (esistono alcuni casi anche nel nostro paese) – l’associazione si attiene innanzitutto agli standards di intervento elaborati a livello europeo.

Gli interventi, che possono essere individuali e/o di gruppo, assumono come condizione prioritaria la sicurezza delle donne e dei/delle minori coinvolti. Strettamente connesso al problema della sicurezza è il contatto diretto con le donne partner o ex partner vittime di violenza, volto a informare sui contenuti e gli obiettivi del programma e sui suoi limiti, nonché sulle risorse e possibilità di sostegno rivolte alle vittime presenti sul territorio, primo fra tutti il Centro antiviolenza.

Il metodo di lavoro scelto fa riferimento innanzitutto al modello di intervento elaborato da Alternative to Violence (ATV, Oslo, Norvegia) con cui i/le socie di Senza Violenza si sono formati. Esso prevede un focus approfondito sulla violenza; un focus sull’assunzione di responsabilità dei comportamenti violenti, perché la violenza è sempre “una scelta”; un focus sul significato psicologico e sulle spiegazioni dell’uso della violenza; un focus sugli effetti e le conseguenze della violenza sulle partner e su figli/e. La durata di ciascuna fase non è fissa, ma determinata dai risultati da intendersi nei termini del raggiungimento degli obiettivi che caratterizzano ciascuna fase. La durata dei percorsi è di circa un anno.

 

Interventi coordinati e integrati

Il Centro opera in collaborazione con i soggetti e le reti presenti sul territorio, impegnati a contrastare la violenza maschile contro donne e minori, di cui rappresenta un’articolazione, con attenzione particolare ai soggetti dedicati, quali i Centri antiviolenza. Una collaborazione necessaria al fine dell’efficacia stessa degli interventi rivolti ai maltrattanti, che devono trovare risposte univoche e coerenti da parte di tutti/e.