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La Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul è la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, approvata nel 2011. È stata ratificata da 45 stati “aspirando a creare un’Europa libera dalla violenza contro le donne e dalla violenza domestica”, come recita il suo Preambolo.

Il primo Stato a firmarla è stata proprio la Turchia, il cui presidente Recep Tayyip Erdogan ha deciso di annullare la ratifica della convenzione sabato 20 Marzo perchè la Carta “danneggerebbe l’unità familiare”, sarebbe la causa del “numero crescente di divorzi” e rappresenterebbe l’opportunità per “la comunità LGBTIQ+ di ottenere una maggiore accettazione”.

Già a maggio dello scorso anno il Parlamento Ungherese su proposta del Primo Ministro Viktor Orbán non aveva ratificato la Convenzione che era stata sottoscritta da Budapest nel 2014. Secondo i due partiti di maggioranza, il partito conservatore e populista Fidesz (partito del primo ministro) e il Partito popolare cristiano democratico (Kdnp) la Convenzione “favorirebbe la migrazione illegale e la cosiddetta ’ideologia gender’”. Oltre al rifiuto della ratifica il Parlamento Ungherese aveva chiesto al proprio governo di fare pressione sull’Unione Europea affinché faccia lo stesso.

Non stupisce che in entrambi casi si tratti di Governi autoritari, omofobi e antilibertari, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani che vanno dall’attacco sistemico alle associazioni e alle organizzazioni della società civile, alle discriminazioni contro i richiedenti asilo, i migranti e le persone LGBTQI+; agli attacchi alla libertà di espressione.

Secondo Amnesty International la Turchia si sta macchiando di reati di tortura e sparizione forzata. L’uscita dalla Convenzione si iscrive in questo clima, in cui le donne continuano ad essere sempre più discriminate.

La Convenzione è stata un punto d’arrivo molto importante per tutti noi, cittadini e cittadine europee/i. Una pietra miliare nelle politiche pubbliche di contrasto alla violenza maschile contro le donne, a cui hanno contribuito in modo determinante moltissime donne e gruppi di donne, impegnate da anni a fianco di chi subisce violenza.

La Convenzione riconosce infatti la violenza contro le donne come “una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”. Nel Preambolo essa riconosce inoltre “la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere” e stabilisce che “la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. Non è soltanto un traguardo raggiunto dai paesi europei: la Convenzione rappresenta anche uno strumento per promuovere un cambiamento. Gli stati infatti sono obbligati sia ad astenersi da “qualsiasi atto che costituisca una violenza nei confronti delle donne” che ad adottare adeguate misure legislative per “prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime”. Essa prevede e promuove politiche di intervento articolate che includono la Prevenzione del fenomeno; la Protezione delle vittime; la Punizione dei colpevoli e quindi la previsione nelle fattispecie penali dei comportamenti violenti che integrano il fenomeno; Politiche integrate di intervento che coinvolgano sulla base di presupposti comuni tutti i soggetti competenti ad intervenire e la cittadinanza intera.

Ritirandosi dalla convenzione Erdogan ha deciso di:

Cancellare la promessa di combattere la violenza contro le donne fatta a livello internazionale e non riconoscere gli obblighi assunti come Stato di combattere la violenza maschile, condannando le donne a subire violenza.”

Queste sono le parole di Mor Çatı Women’s Shelter Foundation, l’organizzazione femminista turca, fondata nel 1990, per combattere la violenza maschile contro le donne.

Senza Violenza aderisce all’appello di Mor Cati Women’s Shelter Foundation che trovate qui.

L’Associazione nazionale D.i.Re – Donne in rete contro la violenza ha indirizzato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al Presidente della Camera Roberto Fico, chiedendo che

il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul non sia lasciato senza una presa di posizione forte da parte dell’Unione Europea e di tutti gli Stati che ne fanno parte”.

È possibile visionarla qui.

Wave (Women against Violence Europe), il network europeo femminista che rappresenta 160 organizzazioni non governative che lottano per i diritti umani di donne e bambini/e,

“richiede al governo della Turchia di continuare a proteggere e promuovere la sicurezza e i diritti di tutte le donne e le ragazze, attenendosi agli obblighi per la piena attuazione della Convenzione”.

Wave afferma inoltre che il compito di “proteggere i diritti umani delle donne non dovrebbe essere lasciato alla discrezione politica del paese”. Qui si può leggere la dichiarazione di Wave.

L’Associazione Senza Violenza dichiara la propria vicinanza alle donne e agli uomini turche/i che in questo momento lottano per ottenere una società migliore. Insieme a loro ci rifiutiamo di ritirarci dalla Convenzione di Istanbul e ricordiamo a noi tutte e tutti che anche in Italia dobbiamo continuare a disertare il patriarcato e lottare per creare un nuovo patto di civiltà tra uomini e donne.

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